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La Vista del Tempo

Paolo Mazzanti fotografia
Paul Statham musica

Curatore Victor De Circasia

Questo evento-progetto riguarda un mondo contemporaneo fittizio, una città immaginaria. Dovrebbe essere considerato come un bambino che cammina in una cattedrale. Lo scrittore-compositore Rossini era un efficace illustratore musicale della vita contemporanea del suo tempo e a tutti i livelli un genio visionario, qui ad uno stadio centrale.
Paul Statham è autore e compositore di musica contemporanea magnifica. Nel 1998 scrisse come co-autore ‘Here With Me’ e ‘I’m No Angel’ con il cantante, allora privo di firma, DIDO e fu poi co-autore di due canzoni con Kylie Minogue nel suo album numero uno ‘Fever’. In poco meno di cinque anni Statham ha prodotto per la generazione contemporanea alcune delle partiture più seducenti.
Paolo Mazzanti è un fotografo che costruisce templi immaginari, una specie di ‘castelli’ circostanziati di immagini ispirati dalla riflessione sulla natura mentre viene attratto simultaneamente dai nuovi media digitali. Ha un approccio filosofico nei confronti della natura ed esplora il tema della composizione e della sua architettura.
Con questo progetto Victor de Circasia crea un mondo immaginario che è altrettanto vivo quanto quello reale, e in divenire; immagazzinando i sensi in un’unica esperienza ha dimostrato che la narrazione di dettagli e fatti non è altrettanto importante quanto la comprensione dei sistemi, delle strutture, dei metodi, e del contesto.
L’esposizione si apre il 5 agosto nella cornice degli eventi del Rossini Opera Festival (ROF) a Palazzo Lazzarini a Pesaro. Dovremmo chiarire che all’interno di questo evento-arte Rossini è molto più di un compositore classico, è la fonte di ispirazione, il disegnatore, il narratore.
Usando le immagini che derivano dalla sua ricerca personale e dai suoi taccuini dai quali elabora le sue idee Paolo Mazzanti presenta una cornice di lavoro sulla quale Paul Statham ha costruito e cerca allo stesso tempo di schiudere il processo creativo musicale di Rossini. Ma la vera sorpresa e piacere sta in ciò che impariamo sul processo di assemblare immagine e musica insieme. Attraverso la realizzazione di questo progetto vengono poste le sue basi, la musica e le fotografie innalzano volte e archi immaginari sospesi nell’aria.
Trascrivere Rossini in termini attuali è un compito enorme poichè la sua musica possiede già un sapore attuale. La sua musica non ha mai cessato di sorprendere e commuovere gli ascoltatori con la sua energia ed esuberanza.
La premessa per creare quest’opera contemporanea è stata l’assoluta autonomia di fotografo e musicista e l’idea di smontare il grattacielo iconico di questo compositore. Il risultato finale è il particolare e le note tenere della partitura scritta. C’è un’ovvia caratteristica misteriosa in questa fantasia di esperienza, di nuovo, come nell’opera di Rossini.
Lo studio di archeologia, che ha svolto un ruolo fondamentale nei preparativi di Statham della ‘città’ immaginaria, si pone tra i misteri dell’osservare al modo in cui Rossini ha creato la sua musica, che inizia con una sfida nel creare una nuova composizione senza cancellare né estinguere la creazione originaria.
Il progetto segue inoltre gli sforzi di un altro archeologo contemporaneo, Paolo Mazzanti, che ha scoperto i resti sepolti di un antico esperimento, che assume essere una sostanza viva e reinterpreta la natura della creazione. Da quella prima posizione concettuale i dettagli familiari dell’opera di Rossini sono reinterpretati in cerchi di rappresentazione dell’immagine che si allargano.
Questo è un progetto che diventa un tempio sacro, un luogo cerimoniale. Una rappresentazione della verità oltre il semplice visibile o il modello musicale senza le vestigia di una cultura musicale che la rende contemporanea e che diventerà naturalmente la parte centrale dell’esposizione.
L’immagine gioca diversi ruoli in quest’opera d’arte. Un uso meticoloso delle composizioni tradizionali di Rossini come: Andante e tema con variazioni (1812), Scherzo (1843), Guglielmo Tell (1829) e lo Stabat mater sono fondamentali al valore didattico della musica e all’abilità di mostrarci una relazione tridimensionale di molte parti. Non vi sono prospettive esotiche ma un’esposizione che rimbalza in una specie di città eterna, letteralmente come un mondo ‘sottorreaneo’ nascosto che si mostra per disegnare la complessità della struttura di musica e fotografia. Il tempo è accelerato (così come vediamo che città e paesi prendono forma nei decenni) e a volte capovolto (le cose sono demolite o cadono in rovina). C’è un gioco libero con lo spazio e con il tempo che permette a questi artisti di trasmettere una prospettiva rivelatrice rappresentando un’esposizione immaginaria, nella quale affiora alla mente una raccolta di famose partiture di Rossini, da diversi luoghi ed ere storiche raccolte all’interno di questa esposizione.
Victor De Circasia ha lavorato a lungo e intensamente all’interno di ciò che sembra, a prima vista, un’elegante ma essenziale illustrazione dell’assemblaggio di musica e stile. La prospettiva finale del suo lavoro direttivo è quello di un artista in grado di giocare con la natura, con gli edifici, con l’acqua, ecc.; è quello strano senso giocoso di potere conferito dalla musica e dalle immagini a fare e disfare un mondo meraviglioso; un potere molto più irresistibile della sola scrittura poiché è immateriale, illimitato e non dipendente da un singolo elemento.
Spingersi fino alla sensazione intima dello spettatore, trovare la dissonanza tra come vediamo il mondo e come lo percepiamo in realtà. Spingere i limiti verso ciò che vediamo e ciò che vogliamo.
C’è un’irresistibile intuizione rivelata nel Palazzo con questo intervento contemporaneo, in grande ritardo, di un’opera contemporanea. Intrattengono, insegnano, provocano e sicuramente riescono nella loro principale ambizione, che è quella di indurci a guardare oltre nel mondo contemporaneo di Rossini come fonte d’ispirazione.

Sono molto lieto di presentare un evento che è la meditazione sul lavoro di Rossini all’interno della splendida posizione geografica di Pesaro nella quale per la prima volta emerse l’idea per questo evento.
Molta dell’arte contemporanea emerge nelle grandi città poichè è lì che la maggior parte dell’arte è creata ed esposta. Tuttavia, una città piccola come Pesaro ha offerto al mondo l’imponente musica di Rossini e nella stessa città è realizzata anche un’arte magnifica.
Paul Statham è uno straordinario scrittore-compositore moderno che vive a Londra nel centro del mondo della musica. Paolo Mazzanti vive a Pesaro ma il suo lavoro fotografico assume una condizione globale. Victor De Circasia è un direttore internazionale e consigliere museale che cura le arti e i programmi culturali per alcune delle più importanti fondazioni mondiali.
Per Paolo Mazzanti e Paul Statham la compagnia di Rossini è una splendida occasione che li ha uniti nello scrivere un raro progetto d’arte da una prospettiva contemporanea.
Si sono uniti dopo il suggerimento di alcuni degli organizzatori del festival di Rossini per offrire un contributo al Rossini Opera Festival. Negli ultimi mesi hanno portato a termine l’incarico di studiare e rielaborare l’idea iniziale e hanno mostrato un vivo senso di determinazione. Hanno anche rintracciato in natura una fonte d’ispirazione su Rossini.
Il loro approccio consiste nell’impiegare i media digitali moderni. Sono stati sensibili e interattivi a storia, musica e ai principi dell’impiego dell’interattività che si risolve in un alto grado di collaborazione in grado di costruire un frammento coerente ed efficace fedele al lavoro di Rossini ma con la capacità di rimanere contemporaneo. Sono riusciti a commentare e riflettere sulla risonanza e sull’atteggiamento della musica esplorando l’Overture del Guglielmo Tell, lo Stabat mater e il Duetto per Violoncello e Contrabasso. Mostrano di valorizzare lo spettatore e il suo contributo. Lo spettatore può controllare ogni commento o intervento sulla musica e sulle immagini presentate.
Ogni commento musicale si riversa nelle immagini. Lo spettatore può meditare diversi punti di vista. L’opera è un dibattito acuto e vivace sull’effetto della musica sugli occhi e su ciò che proviamo. Hanno realizzato un lavoro parallelo con un’unica identità: Rossini.
Questi artisti hanno dimostrato che non è necessario far parte del popolo dell’opera per poter seguire e percepire l’interazione della rappresentazione di musica e immagine in un evento che racchiude le composizioni più familiari di Rossini. Infatti, la questione rilevante di questo evento consiste nel diritto ad ascoltare la musica codificata nell’immagine. Così come avviene con molti oggetti culturali, il modello è la falsa congettura che l’opera di un genio musicale come Rossini non possa ricevere una nuova prospettiva o essere reinterpretata.
L’impressione particolare che deriva da questo progetto riguarda ciò che accade con l’interattività che scaturisce dal creare una nuova partitura musicale. La tecnologia digitale ci consente di ascoltare la nuova versione della musica in modo diverso e non è più l’unico modo di rappresentare un brano musicale o un’immagine in movimento. Paul Statham e Paolo Mazzanti ridefiniscono le possibilità di interagire con ispirazione e idee. Chissà quanto ci vorrà ancora ad altre persone per districare la natura dell’interattività culturale nel mondo digitale.

https://www.teknemedia.net/archivi/2007/8/5/mostra/24338.html

Ringraziamenti:
Luca Ceriscioli, Sindaco del Comune di Pesaro
Luca Bartolucci, Assessore alla Cultura del Comune di Pesaro
Gianfranco Mariotti. Sovrintendente del Rossini Opera Festival
Arcidiocesi, Ufficio Beni Culturali
Roberto Naldi, Libreria del Barbiere
Elio Giuliani, collezione Gioacchino Rossini
Paolo Torcolacci, Progetto e Design - diffusori acustici tridimensionali
Patrizio Borchia, Harnold’s

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