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Energia del Tempo

Esther Giani

Paolo Mazzanti, visioni concentriche

 Ogni regola non è che un mezzo.

È subordinata allo scopo che aiuta ad ottenere. Perciò non le si deve obbedienza superstiziosa e meccanica. È una autorità che è lì solo per servire e può addirittura esserci qualche vantaggio ad evitarla.

(R. Caillois, ad vocem, Regola, in «Vocabolario estetico», Bompiani, Milano 1991, p. 26)

Premessa

Dalla nozione di “tipo” in architettura si evince un modo in cui la società trasmette, attraverso l’opera mediatrice dell’architetto, le sue conquiste culturali che attraverso una forma emergono alla coscienza e divengono storia. Energia del tempo.

Dalla sintesi delle definizioni che seguono si possono ritrovare tre indirizzi interpretativi della nozione di Tipo, o meglio tre diversi atteggiamenti di ricerca.

Il primo di carattere storico-culturale, che conduce all’esame del tipo inquadrato in un particolare contesto di cultura architettonica e sfocia nella verifica storica della sua varia fenomenologia.
Il secondo fa riferimento ad indagini architettoniche di natura teoretica, il concetto di tipo trova un terreno particolarmente fertile nell’indagine di discipline affini, come l’arte, la semiotica, la filosofia (si pensi ai molti possibili riferimenti al mondo delle idee platoniche, alla categoria aristotelica del generale, allo schema kantiano, ecc.).
Il terzo, infine, di carattere filologico, pur restando nel campo dell’architettura, ricerca una spiegazione logica, con metodo scientifico, del processo di tipizzazione ed indaga i caratteri1 del suo esplicarsi.
Evidentemente le tre posizioni critiche ammettono interferenze reciproche, lasciando ampie possibilità interpretative. Così come il lavoro proposto da Mazzanti.
Per le nostre finalità si considera tuttavia sufficiente giungere a porre in luce alcune tendenze, ancora attuali, che sembrano suggerire nuove ed interessanti “aperture” all’indagine tipologica e alla pratica progettuale, fine ultimo dei miei studi.
In estrema sintesi si ritiene che lo studio dei tipi sia ancora oggi uno strumento utile e necessario alla progettazione, una pratica che dovrebbe precedere le fasi poietiche della messa in forma di una intuizione iniziale.
E ancora, la conoscenza delle esperienze precedenti alimenta ciò che normalmente si chiama idea, rendendola colta e pertinente alla domanda a cui cerchiamo di dare risposta attraverso il progetto di architettura.

Prima di proseguire con la lettura delle immagini proposte da Mazzanti, si richiama l’attenzione al significato, etimologico e semantico, della parola “tipo”.

Tipo. Etimo. Dal latino typus e dal greco  TUPOS: impressione visibile fatta in un oggetto, percuotendo o premendo. Impronta per fare altre impronte. Fig. modello originario.
Ad vocem

Da G. Devoto, G. Oli, «Dizionario della lingua italiana»

«Tipo – e – tipo. Primo e secondo elemento di parole composte, nelle quali ha per lo più il significato di “stampo” o “matrice” (tipografìa; dagherròtipo; stereòtipo), oppure di “esemplare” o “modello” (archétitpo; protòtipo); comune anche nel linguaggio scientifico e particolarmente in biologia (biòtipo e biotìpo).
[dal greco TUPOS: “impronta”].
Da Quatremère de Quincy, Dizionario Storico di architettura (1832)2

«La parola tipo non presenta tanto l’immagine d’una cosa da copiarsi o da imitarsi perfettamente, quanto l’idea di un elemento che deve egli stesso servire di regola al modello. Così non si dirà punto (od almeno non dovrebbe dirsi) che una statua, una composizione di un quadro ha servito di tipo alla copia che se n’è fatta; ma se un frammento, uno schizzo, il pensiero d’un maestro, una descrizione più o meno vaga, abbia dato origine nella immaginazione d’un artista ad un’opera, si dirà che il tipo ne è stato a lui fornito con una tal o tal altra idea, per un tale o tal altro motivo od intendimento.»

Queste premesse ci aiutano a leggere le immagini in mostra: una visione concentrica che l’autore, avvezzo a studi di architettura, propone di città come Milano, Venezia e Urbino insolite.
Lo sguardo aguzzo, ravvicinato e preciso di una fenomenologia apparentemente condivisa pone l’accento sul senso di Tempo. Quel tempo incastonato in un continuum culturale, frutto di una meditata lentezza che con energia si sprigiona nella sintesi di un momento.
Immagini profonde e misteriose di segmenti di architetture che compongono un mosaico di visioni che con forza centripeta ci costringono ad una visione verso l’alto.
Ombre, ripetizioni, accostamenti e sfondamenti prospettici accompagnano l’osservatore in un percorso di avvicinamento quasi da capogiro.
Concentrico perché l’autore ci porta, in maniera paratattica, verso la sua visione di tempo. Un Tempo che non ha inizio né fine, un Tempo che si avvicina ma è lontano, un Tempo lento eppure vorticoso nella moltitudine degli scatti; una energia solitaria perché è un punto di vista e in quanto tale opinabile e al contempo condivisa perché argomentata da una scelta.
Ogni scelta è già progetto. E questo progetto è un insegnamento.
Il Progetto ha bisogno di tempo, che non può fuggire causa perdita di Qualità.
Quella Energia del tempo che dà ragione (o torto) ad un progetto sia esso architettonico, didattico, culturale.
Allo spettatore l’arbitrio di ritrovarsi in queste visioni e appropriarsene in un immaginario collettivo e condiviso, appunto.
Come architetto vi ritrovo quel significato di tipo, prolifico di significati riproponendo all’autore quel sistema di riferimenti imprescindibile per qualsiasi Progetto. Perché progetto è sinonimo di visione.

Un frammento di tempo hinc et nunc.

Esther Giani,  Architetto e Docente alla facoltà di Architettura dell’Università IUAV di Venezia, del corso “Caratteri tipologici e distributivi degli edifici”
Curatore di eventi e mostre internazionali

  1. Carattere, dal greco Karachter, impronta. In antico significò qualunque nota, impronta o marchio stampato, inciso o impresso, mediante cui si ottenga distinguere cose da cose. Metaf. Anche il complesso delle qualità morali che distinguono una persona dall’altra. I sani principi. I Caratteri tipologici degli edifici: i principi che identificano e intervengono nella definizione formale di un progetto (utilitas, firmitas, venustas), a partire dallo schema di partenza fino a giungere al prodotto così come si manifesta.

  2. Antonie Quatremère de Quincy (1755-1848), teorico delle arti e dell’architettura è autore del corpus teorico che eserciterà un influenza egemonica nell’ambito della cultura del neoclassicismo europeo. Negli articoli che compongono il Dizionario storico di architettura, Quatremère si propone di «riunire i materiali principali di una storia dell’architettura» nonché tutte le «idee e le nozioni più o meno astratte che ne hanno fatto un’are di immaginazione, di imitazione e di gusto». Redatto in una prima fase nell’ambito dell’Encyclopédie Methodique di Panckoucke tra il 1778 e il 1825, il Dictionarie historique d’architetcure viene pubblicato con alcune modifiche a Parigi nel 1832. Le voci «Carattere», «Tipo», «Idea» «Stile» appartengono a quelle che Quatremère definiva la «parte teorica» dl suo dizionario.

Cfr. V. Farinati e G. Tyssot, cura di, Quatremère de Quincy. Dizionario Storico di architettura, Marsilio ed., Venezia 1992, voce «Tipo» da p. 271 e segg.